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prato, 2010
italiano
formato cm 22,5 x 25
96 pagine
96 illustrazioni a colori
coperta cartonata con sovraccoperta

prezzo: Euro 20,00

 
Antiche Tradizioni Toscane
I CANTUCCI PRATESI E GLI ANICIONI

A cura di Nadia Bastogi

Testi di Cinzia Bartolozzi, Nadia Bastogi, Luca Mori

Foto di Paolo Tosi e Georgios Misirlis

Un equivoco storico quello che collega il nome di cantucci ai biscottini con le mandorle di Prato. Si tratta in realtà di due prodotti diversi per ingredienti e origini, legati, tuttavia, entrambi all’eccellenza dell’arte bianca pratese e ai successi internazionali avuti alla fine dell’Ottocento dal biscottificio di Antonio Mattei. Il libro narra per la prima volta la storia dei cantucci: un biscotto dal semplice impasto arricchito dall'anice, cotto in lunghi filoncini e poi staccato a mano e biscottato nel forno. Un prodotto conosciuto fin dal Medioevo, assai diffuso a livello popolare, ma anche sulle tavole dei nobili e dei granduchi Medici, sia per il suo gusto che per le qualità terapeutiche che gli venivano riconosciute. Utilizzato largamente in passato, grazie anche alla possibilità di conservarlo a lungo, come ci mostra l’imbarco sulla nave che portò in America Filippo Mazzei, questo prodotto ha conosciuto dal secondo dopoguerra un periodo di oblio con il cambiamento dei gusti alimentari, soppiantato dai più ricchi biscottini con le mandorle. Una storia, quella del cantuccio, ricca di documenti che chiamano in causa personaggi come il Datini, Galileo Galilei, o la regina di Francia Caterina de’ Medici, di testimonianze letterarie che si fregiano dei nomi di Malaparte e D’annunzio, di opere pittoriche che ce lo rappresentano fin dal Cinquecento, quali le bellissime pale dell’Accademia della Crusca, le nature morte con dolci, o il ritratto del canino della Granduchessa Vittoria della Rovere che mangia i biscotti. Insieme a Prato, il primato nella produzione dei cantucci spettava alla città di Pisa, da cui, complici i commerci tramite l’Arno e il padule di Fucecchio, questo prodotto ha avuto fin dall’Ottocento un centro di punta nella città di Borgo a Buggiano in Valdinievole, con importanti biscottifici attivi fino ad oggi, alla cui storia il libro dedica uno specifico contributo.