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prato, 2000
italiano
formato cm 24,5 x 28,5
144 pagine     
77 illustrazioni a colori , 24 b/n,  34 grafici
coperta brossura con bandelle

prezzo: Euro 15,00

 
Arte
CHIESA DEI SANTI FILIPPO E GIACOMO ALLA FERRUCCIA MUSEO DI ARTE SACRA

A cura di Maria Cristina Masdea

Presentazione Antonio Paolucci e Simone Scatizzi

Testi di Chiara d’Afflitto, Mauro Agnolini, Fabio Burrini, Maria Cristina Masdea, Carla Molin Pradel,

Elisabetta Nardinocchi, Claudio Paolini, Paolo Peri, Emanuela Rossi, Laura Zaccagnini

Foto di Paolo Tosi e Giorgio Misirlis

Verso la metà del Settecento in Toscana, come in tutta l’Europa cattolica, la Chiesa aveva raggiunto il livello di organizzazione e di presenza territoriale più alto di tutta la sua storia. Non c’era luogo, per quanto disagiato e periferico, che non fosse presidiato da una parrocchia. Ovunque si moltiplicavano conventi e cappelle private, santuari e tabernacoli. E poi c’erano le compagnie laicali, quelle rurali e quelle cittadine. Quelle che rappresentavano le arti e i mestieri e quelle che si dedicavano ad attività assistenziali e caritative. Le compagnie laicali avevano statuti, luoghi di culto e di riunione. Spesso disponevano di patrimoni ingenti. Potevano stipendiare un cappellano, organizzare grandi feste e processioni, dotarsi di opere d’arte e di arredi di grande costo e di eccellente fattura.
Oggi è difficile rendersi conto del prezioso ruolo sociale e politico che svolgevano. Era difficile morire di fame o essere totalmente abbandonati e dimenticati. Anche nelle campagne più sperdute c’era sempre una mensa conventuale disposta a sfamarti, un ospedale o un pellegrinaio dove dormire, una confraternita disposta ad aiutarti.
Oggi in tutta l’Europa cattolica le confraternite non esistono più.
Un immenso patrimonio di consuetudini, di tradizioni popolari ma anche di memorie storiche, di opere, di arredi, si è dissolto.
Il Museo di Arte Sacra della chiesa dei santi Filippo e Giacomo alla Ferruccia nasce con lo scopo di rendere usufruibile una parte dello straordinario patrimonio che è arrivato in eredità dalla storia.
Ciò che ne è rimasto: alcune opere, infatti, sono oggi esposte nel Duomo di Prato, nel Museo del Bargello a Firenze e perfino in un museo di Budapest. Fra quelle che vi si possono ancora ammirare spiccano, insieme ai numerosi arredi sacri, la pala con lAssunzione della Vergine di Giovanni Martinelli, quella con Cristo crocifisso e Santi di Antonio Puglieschi e il bellissimo paliotto ricamato degli inizi del Seicento. A testimonianza della grande qualità e valore delle opere promosse in questo piccolo spicchio di terra.